«Chi l’avrebbe mai detto che andare in pensione sarebbe stato così dolce, così emozionante?»: queste le parole di Alessandra Sannito, insegnante delle Scuole Farlottine in prossimità della pensione che ha preso parte alla Messa presieduta dal cardinale, nella chiesa del Corpus Domini, lo scorso 9 dicembre, per il mondo della scuola e i doposcuola. «Tra qualche mese lascerò la scuola, ma potrò farlo con un ricordo speciale -prosegue -: un saluto del cardinale Matteo Zuppi a tutti i docenti vicini alla pensione. Quando inizia il canto, il Cardinale si presenta sorridente, come tutte le volte che ho avuto la fortuna di incontrarlo in precedenza. Lo ascolto con gioia. Le sue parole hanno la capacità di arrivare dritte al cuore. Dopo il canto finale il Cardinale desidera salutarci personalmente. Sento chiamare il mio nome, raggiungo l’altare, il cardinale mi sorride. Grazie cardinale Zuppi. Grazie per averci donato molto più di un saluto».
«La Parola di Dio ci parla e genera vita nuova, perché comunica l’amore di Dio. Essa parla al cuore, all’interiorità e ci aiuta a trovare il profondo – queste le parole del cardinale nell’omelia, rivolgendosi in particolare agli insegnanti di Religione cat-tolica -. Questo avviene solo a chi ascolta e “fa” la Parola, la mette in pratica, la unisce alla sua vita così come lei si unisce alla nostra! Oggi pensiamo ai nostri ragazzi, tutti, anche quelli che non si avvalgono ma che noi sentiamo ugualmente nostri, che portiamo nel cuore anche se sono “perduti” alla nostra ora di lezione, così importante eppure troppo maltrattata da orari e da vuoti che la rendono distante o poco attraente».
«A volte la vita sembra un deserto spirituale e spesso anche umano! ha proseguito – Non dimentichiamo, però, che è proprio nel deserto che si ha più sete e si cerca l’acqua, perché di quella abbiamo bisogno. La Parola ci libera dalla rassegnazione e ci aiuta a capire che è possibile, nella dispersione del deserto, preparare una strada, perché gli uomini trovino vita, consolazione, futuro. Gesù viene proprio nel deserto come un pastore, perché il gregge senza pastore si disperde. Un pastore tenero, che ha cura, che non lascia indietro quelli che non ce la fanno. L’educazione è curare tutti, uno per uno, così ti accorgi di quell’unica, che è la singola persona! È quello che succede a ragazzi e ragazze che hanno dei problemi, o che non possono esprimersi bene o che vivono momenti di grande difficoltà perché si sentono soli».
«Ogni persona ha dentro di sé un tesoro prezioso – ha concluso l’arcivescovo – e, per esprimerlo ed usarlo, ha diritto a studiare e ad imparare. Ci si perde per questa fragilità che non si è vista e capita. Altre volte hanno dei nomi (discalculia, dislessia, disortografia, disgrafia, ecc.). E, infine, dobbiamo educare alla pace, disarmata e disarmante. Facciamolo con gioia. I veri maestri educano con un sorriso e la loro scommessa è di riuscire a svegliare sorrisi nel fondo dell’anima dei loro discepoli. Oggi, nei nostri contesti educativi, preoccupa veder crescere i sintomi di una fragilità interiore diffusa, a tutte le età. Il ruolo degli educatori, invece, è un impegno umano, e la gioia stessa del processo educativo è tutta umana. Ecco questo è il Natale che cambia la vita, diventa luce, consolazione, speranza, vita nei cuori dei ragazzi. È una gioia che forse noi non vedremo ma sappiamo che non sarà tolta. Buon Natale». Nella Messa che ha celebrato per tutte le componenti del mondo educativo l’arcivescovo ha invitato all’impegno

